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LE DODICI SEDIE
* IL LIBRO:
Le dodici sedie (in russo Двенадцать стульев, Dvenadcat' stul'ev) è un romanzo scritto e pubblicato nel 1928 da Il'ja Arnol'dovič Il'f e Evgenij Petrovič Petrov.…Una mattina fresca, d’immacolata chiarezza. Tutto nella foschia in pianura, ma i suoni della vita giungono fin qui. Davanti ho i monti nitidissimi; vapori d’altitudine e una fredda luna diurna, per metà visibile, di fronte al sole. Fra il sole e la luna io passo in mezzo, non è esaltante? Vigneti, passeri, è tutto così fresco. La notte è stata abbastanza cattiva, niente più sonno dalle tre, in compenso la mattina gli stivali non mi facevano male più in nessun punto e le gambe erano a posto. Il fumo freddo di una fabbrica sale muto, verticale, verso il cielo. Sento dei corvi? Sì, e anche dei cani.
Mittelbergheim, Andlau. Tutt’intorno la pace perfetta, la foschia, il lavoro; ad Andlau c’è un mercatino settimanale. Una fontana di pietra, come non ne avevo mai viste in vita mia, è la mia sosta. La viticultura qui è tutto ed è anche la capacità di resistere di queste località. Nella chiesa di Andlau il parroco canta messa, stretto intorno a lui un coro di bambini, e a parte loro non c’è che qualche donna anziana. Fuori tutt’un fregio delle più grottesche sculture romaniche. Case di vacanza al margine del paese, sbarrate e sigillate per l’inverno. Ma fare irruzione non dovrebbe essere così difficile. C’è una fila di stagni per i pesci ormai in secco, allo stremo delle forze, invasa da erba e sterpaglia. Si sale lungo un torrente.
Una mattinata perfetta; in piena armonia con me stesso faccio di buon passo una salita. Il pensiero insistente dello sci acrobatico mi rende leggero, come se fluttuassi. Miele, alveari per ogni dove e su per tutta la valle case di vacanza chiuse e sbarrate. Avevo scelto la migliore e stavo riflettendo come penetrare e rimanere tutto il giorno, ma poi era più bello camminare e ho proseguito. Era la prima volta che non mi accorgevo che stavo camminando; sino al bosco su in cima sono stato immerso nei miei pensieri. Assoluta chiarità e freschezza dell’aria, più in alto un po’ di neve. I mandarini mi rendono euforico.
Incrocio. Di qui in avanti poca segnaletica. Radure di alberi tagliati e nei dintorni fumo azzurro dei fuochi di taglialegna. Sempre quella frescura, e come al mattino rugiada nelle erbe. Praticamente finora non una macchina, e solo metà delle case è abitata. Un canelupo nerissimo è rimasto a lungo a fissarmi coi suoi occhi gialli mentre mi allontanavo. Quando ho sentito frusciare dietro di me, perché dietro di me veniva del fogliame portato dall’aria, mi son detto questo è il cane, sebbene fosse alla catena. Per tutto il giorno la più completa solitudine. Un vento trasparente fa frusciare gli alberi in alto, la visuale è ampia. È una stagione questa che non ha più nulla di terreno. Grandi sauri volanti lasciano sopra di me, senza alcun suono, le loro scie di condensazione, proprio in direzione ovest; puntano su Parigi e i miei pensieri volano con loro. Tanti cani, dall’auto non si notano affatto, come nemmeno l’odore dei fuochi e i sospiri degli alberi…